2. Il viaggio

Il mio fidanzato dormiva quando l’ho salutato. Non volevo svegliarlo, sapevo che non sarebbe stato un addio e che lo avrei rivisto dopo una settimana.

Era mattina quando abbiamo lasciato la nostra casa in Italia. Abbiamo caricato la fiat 500 con il necessario perché siamo partiti in quattro. Con me c’erano mia madre, mio padre, mio fratello e il mio piccolo bonsai Benjamin. Ho guardato la nostra casa ripetendo nella mente che l’avrei rivista presto e anche se avrei fatto volentieri finta di niente, i miei occhi sono caduti sullo sguardi dei miei genitori. Apparentemente non dicevano nulla, ma si percepiva nell’aria una nota silenziosa di tristezza. Ho pensato in quell’istante che a volte la vita è ingiusta perché ci fa sperimentare l’abbandono dalle cose che pensiamo debbano essere legate a noi per sempre e quando arriva il momento di allontanarsi da esse non si è mai pronti abbastanza. La macchina andava, ormai era troppo tardi per tornare indietro. Non abbiamo parlato finché non abbiamo lasciato il nostro bellissimo mare, forse per paura di avere ripensamenti. Ci aspettavano le prime nove ore di viaggio per  arrivare a Como e fermarci per una notte. Abbiamo attraversato l’Italia da metà in sù e seppur non abbiamo viaggiato comodi è stato il viaggio più emozionante mai fatto prima. Soggiornare in un hotel con la consapevolezza di svegliarsi il mattino seguente e abbandonare l’Italia per attraversare la Svizzera? Quella notte non ho dormito, non ero in vacanza e mi mancava il mio lettone pieno di storie. C’è stata almeno una volta nella vita in cui prima di abbandonarvi tra le braccia di Morfeo avete guardato il soffitto e pensato al primo appuntamento del giorno dopo , al lavoro non terminato , alla vostra storia d’amore o a cosa inventarvi per guadagnare soldi. Il mio letto era la mia agenda, il divanetto dello psicologo, era la mia terapia quotidiana. Se avevo ereditato il vizio di pensare e progettare sogni dai miei genitori, allora di certo il loro lettone era un romanzo di traguardi raggiunti ma anche di sconfitte e anche se loro non lo hanno mai detto esplicitamente, per loro quella aveva tutta l’aria di essere una sconfitta.

Fuori era calata la nebbia. Nessuno di noi aveva dormito quella notte. Ci aspettavano altre nove ore di viaggio, erano le sette del mattino e fuori aveva iniziato a nevicare.

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